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immagine ingrandita Alpe Saudera - Sosta Colazione (apre in nuova finestra) Gli statuti di Montescheno del 1519 ordinano, al terzo capitolo che: Ogni persona abile di ogni fuoco debba partecipare alle litanie di questa comunità, sia quelle tramandate per consuetudine, sia quelle prescritte per ordine del comune, questo sotto la pena di cinque soldi imperiali per ciascun rappresentante o suo sostituto, che ne contravvenga...
Questa tradizione era svolta congiuntamente alle comunità di Seppiana e Viganella, anteriormente alla separazione dalla chiesa matrice di Seppiana; in seguito rimase l'obbligo da parte delle altre Comunità alla compartecipazione della ricorrenza.


Il sacerdote Antonio Giavinelli (1567 - 1642), arciprete di Pieve Vergonte e poi di Seppiana, nel suo manoscritto "Nota de riti et consuetudini solite osservarsi nella chiesa parrocchiale di Santo Ambrosio della valle d'Antrona", riporta vari doveri del curato e fra questi l'obbligo di partecipare all'autani.
La festa delli Sette Fratelli Martiri, che è alli 10 di luglio, il suddetto curato di Sant'Ambrogio va in processione con gli uomini della comunità di Montescheno ed Mezzavalle (Viganella n.d.r.), su le montagne di Barzascha, et ivi il curato fa la benedizione della campagna et gli mette una crocetta di cera benedetta sopra una croce ivi posta, et ivi poi si va verso Saudera, ARnigo et verso la Forcola di Augazia, et quivi parjmente fa la benedizione della campana con metter anco una crocetta di cera sopra un'altra croce di legno, quivi posta su tale effetto, et con la detta processione il suddetto curato e comunità vanno a vicenda, cioè un anno verso il comune di Montescheno e Berzascha et l'altro verso Mezzavalle et Augazia.


Ma gli stessi sacerdoti delle parrocchie vicine scoraggiarono, a poco a poco, i propri paesani perchè abbandonassero tale abitudine, per la notevole lunghezza del percorso, per gli impervi sentieri e per lo sforzo fisico richiesto, non indifferente.


Rimase perciò unica prerogativa degli abitanti di Montescheno, che non vollero mai tralasciare ciò che ritennero una delle massime espressioni della propria fede e devozione.
Anche a Seppiana sopravvive una processione molto simile, più breve come percorso ma altrettanto caratteristica.


Il percorso dell'autani di Set Frei

immagine ingrandita Autani - Sosta per le Esequie (apre in nuova finestra) L'autani dei Set Frei si snota grossomodo sul perimetro di quello che è il territorio del comune: tocca il costole a ponente del Monucco, costeggia tutto lo spartiacque con Bognanco a Nord, la testata della val Brevettola e, dai declivi del monte Ciapè discende, verso sud, il versante sinistro dell'Ovesta.
La leggenda narrata dai vecchi vuole che i sette fratelli, per devozione compissero l'intero percorso in ginocchio, impiegando sette giorni per tornare al luogo di partenza.
Si parte alle 04.30 del mattino, quando è ancora buio, dopo una breve preghiera in chiesa, in fila, con le torce elettriche si imbocca il sentiero che, dall'abitato sale in mezzo al bosco.
Albeggia quando si raggiunge Vallemiola, dove si sosta per una piccola preghiera davanti a una cappelletta.
A giorno fatto si giunge ad Aulamia, e qui il parroco chiede il raccoglimento per pregare per i propri morti, quindi intona l'antico canto del Dies Irae.
All'esortazione di Procedamus si prosegue nel cammino, e la lunga fila s'incolonna dietro la donna che regge la Banderola, un vecchio e consunto stendardo ornato di fiori, con l'immagine della Madonna Assunta.
Le anziane intonano quasi incessantemente inni e preghiere, a cui rispondono anche gli uomini.
Ad un luogo stabilito ci si ferma nuovamente, il prete regge la croce di ferro che tutti, a turno sono invitati a baciare e i priori raccolgono le prime offerte che andranno a illuminare tutto l'alpeggio.
Tutto l'andamento della processione è controllato e diretto dai priori, che hanno molteplici compiti, fra cui quello di decidere la durata e il luogo delle tappe, ricordare il rispetto delle regole, insomma vigilare che tutto proceda per il meglio.


Alla cappelletta del Pianino fino a una trentina di anni fa si celebrava la Santa Messa, che poi fu spostata dall'attuale parroco don Antonio Visco alla sera, per la chiusura di tutta la celebrazione penitenziale simboleggiata da questo lungo itinerario.
Brevemente si sosta per recitare le esequie e si canta il Miserere, inno per eccellenza dell'autani. Dopo una piccola colazione il cammino prosegue lungo il costolone est fra bassi cespugli e per sali scendi si raggiunge la croce di Saudera.
Alla croce di Saudera si recitano le antiche rogazioni, per la benedizione della campagna: Ut fructus terrae benedicere conservare et multiplicare digneris invoc sacerdote e la gente risponde: te rogamus, audi nos.
La preghiera è sempre corale e coinvolge vecchi e giovani, che la tradizione antica accomuna in una rara e singolare solidarietà. Si discende cantando il sentierino erboso fino all'alpe sottostante dove, vicino alle due baite, ormai in stato precario, si consuma una più abbondante colazione.


immagine ingrandita Autani - Offerta ai Pastori (apre in nuova finestra) Qui siamo in valle Bognanco, ma la proprietà delle alpi è di Montescheno, c ome attesta un documento dell'archivio comunale dell'8 agosto 1688, che recita: ...Bognanco Dentro cede a Montescheno ogni diritto sui territori e casere posseduti all'Alpe Saudera eccetto il pascolo sotto la montagna dei Locchietti col patto che detti di Montescheno siano obbligati a pagare il solito fitto annuale o recognitone ogni anno sino in perpetuo alle elemosine di Santo Spirito di Vagna che detta elemosina pretende sopra detta Alpe Saudera.
Montescheno a sua volta cede a Bognanco Dentro tutti i suoi diritti sull'Alpe Scatta. Lungo lo stesso costolone, anche gli alpeggi di Barzasca e Casaravere furono causa di interminabili litigi fra i due comuni di Vagna e Montescheno.
Nel 1649 si arrivò finalmente ad un accordo che soddisfece entrambi, definendo nuovi confini lungo i pendii del Moncucco: e così tornò la pace.
Questa zona fino ad un ventennio fa era un brulicare di vita, gli alpi erano tutti caricati con le bestie e qui i bambini facevano la stagione con i loro genitori, o come servitori di altri pastori.
Si riunivano impazienti ad aspettare il passaggio della processione, perchè a loro si regalavano caramelle e dolci, e più anticamente noci e nocciole, e anche i brot, castagne bollite. Queste ultime venivano distribuite anche durante i matrimoni, prima che nascesse l'usanza di dare i confetti.


Il percorso continua, dominando dall'alto l'abitato di Pizzanco, in val Bognanco; si devia nuovamente verso antrona e, con una ultima impennata, la traccia giunge alla Scatta.
Ancora una croce in ferro segna un posto tappa, dopo le solite esequie c'è l'incontro con gli ultimi due pastori che qui inalpano da Bognanco, e si ripete l'antica tradizione di offrire loro qualche cosa come dono dell'autani.
Ma incalza il Procedamus del parroco, il cammino continua fra i pascoli d'alta quota verso il passo di Arnigo.
Breve sosta per le esequie e ci si appresta a passare il punto più delicato dell'intero percorso: la testata della val Brevettola, dove un sentierino infido e franoso conduce, per un lungo traverso, alla sottostante alpe Campo.


immagine ingrandita Snodo della Processione sulle Pendici dell'Arnigo (apre in nuova finestra) Bello è osservare lo snodarsi della variopinta processione che scende lungo le ripide pendici della cima di Arnigo, che torreggia alta sui pascoli sottostanti; qui si ammirano fra le rocce le stelle alpine, ma l'attenzione è tutta concentrata sull'esile sentierino che non permette distrazioni.
Si torna su percorso più riposante e la fermata successiva è al torrente dove tutti riempiono le borracce e dove lo sguardo corre ancora lungo il ripido e vasto traverso appena percorso, contenti che sia finalmente terminato.
A tratti gli uomini intonano il Miserere, poche strofe di un celebre salmo dell'antica liturgia ecclesiastica che viene modulato a più voci in un coro spontaneo e maestoso, costituente una delle caratteristiche principali di questa tradizione.
Diventerà sempre più ricorrente mano a mano che ci si avvicina al ritorno, rendendo rauchi i coristi che imperterriti continueranno ad urlarlo, perchè si senta fino agli alpeggi sottostanti.
Nelle soste i priori pongono sulle croci di ferro o sulle cappelle lungo il cammino una piccola crocetta di cera legata ad alcuni fiorellini, quale simbolo di benedizione e di segnale per chi la rinvenga, che ancora una volta l'autani è passata da quella località.
Anticamente questo gesto aveva un valore simbolico esorcistico contro gli immaginari demoni e streghe che minacciavano gli sperduti alpeggi.
Si risale per un pendio erboso detto Boaresc e nel punto definito l'Au Marii cioè delle Ave Marie, nuovamente si sosta per le preghiere tradizionali.
Il sole allo zenit segna che è l'ora di pranzo: un'ultima salita che sembra lunghissima e finalmente si tocca la Forcola.


C'è l'assalto alla fontanella per il rifornimento di acqua e poco sotto si giunge al piccolo pianoro di Ogaggia dove si consuma il pranzo, e dove tutti in compagnia di amici e famigliari possono riposarsi per un paio d'ore.
A fine pranzo gli uomini si riuniscono su di un risalto per un ennesimo coro, questa volta di motivi tradizionali alpini, diretti da un improvvisato maestro del paese. Anticamente dopo il pranzo il sacerdote passava fra le varie famiglie, a ricevere un po' di noci e nocciole da tutti.
La sosta è propizia anche per gli abbondanti beveraggi, e gli animali cominciano a scaldarsi e diventare piuttosto allegri. C'è da annotare che un importante elemento della tradizione profana cono le crovaline, botticelle di legno con una cinghia di cuoio, vengono portate a tracolla e contengono dai due ai cinque litri di vino, trasportato da Montescheno apposta per il ritorno e che vengono coscienziosamente svuotate durante le soste.
Arriva anche l'ora della discesa finale; è di prassi nuovamente il bacio della croce compiuto a turno prima dalle donne e poi dagli uomini; con questo ordine infine ci si avvia e la retroguardia maschile alterna canti e bevute, bevute e canti, rallentando di molto il cammino sotto il tollerante e rassegnato bene placet delle donne a capofila.
E' curioso questo particolare della processione: secondo la tradizione si è sempre fatto così e nessuna rappresentante del gentil sesso leva la voce oltre misura per sollecitare un atteggiamento più celere e decoroso dei propri compagni.


immagine ingrandita La Processione si dirige verso la Chiesa (apre in nuova finestra) Per ripido sentiero si discende alla croce di Set Frei e qui il calore del tardo pomeriggio si fa sentire in modo fastidioso.
Dopo le esequie si continua verso gli alpeggi basi, Pradurin, Ortighè, Piansascia e Gramzan, dove ancora c'è chi d'estate torna ad occupare le vecchie baite risistemate.
Anche loro aspettano l'arrivo dell'autani, sono amici o parenti e offrono tè o caffè a quanti vogliono rifocillarsi, nonchè l'immancabile vinello fresco al punto giusto.
All'ultima croce il parroco recita nuovamente le rogazioni, che ancora quaranta anni fa si celebravano in ogni paese, testimonianza di una cultura agro pastorale ormai trascorsa e dimenticata.
La stanchezza e il caldo fanno desiderare l'ultima tappa all'alpe Motta, ma la processione deve rispettare i suoi orari e non è permesso accelerare i tempi; sempre più numerosi si fanno le soste e sempre più alto si innalza il canto del Miserere che segnala il giungere dell'autani.
Infine alla Motta c'è l'incontro con i parenti: sono giunti dal paese con la cena, ci si ritrova e ci si saluta felici e contenti di aver compiuto un'altra volta la lunga sgambata. Ma l'epilogo della giornata non è qui sull'erba; si dovrà, dopo le preghiere di prammatica e l'ultimo bacio della croce con l'offerta, discendere dalla chiesa del paese.


Ancora in fila dietro la banderola e levando in coro gli inni già cantati più e più volte, si reciteranno per l'ultima volta le esequie di fronte al piccolo cimitero, poi il parroco, che intanto ha indossato i paramenti sacri, guiderà la processione attorno alla chiesa, prima di entrarvi e celebrare la Santa Messa.
Questa sarà veramente solenne, degno compendio di una grande giornata, e alla fine, quando è sceso il buio della sera, un ritrovato vigore farà pronunciare a molti un arrivederci al prossimo anno, per una nuova autani da trascorrere in compagnia.

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