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Itinerario Autani dei Set Frei (IC04) C'era una consuetudine di devozione paesana che sorprendentemente è sopravvissuta attraverso i secoli fino a noi, e che invece di conoscere un progressivo abbandono, dopo una leggera flessione negli anni '60, riscuote un'aesione ed una popolarità che va crescendo di anno in anno, senza venire inficiata della tendenza a conformare ogni tradizione a esigenze turistiche e scopi utilitaristici.
Anche i giovani sempre più numerosi la vanno riscoprendo dandosi convegno per l'appuntamento estivo da un anno con l'altro. Tale fenomeno devozionale, siam ocerti, non ha riscontro in alcuna altra valle alpina.
Stiamo parlando dell'autani di Set Frei, dei sette fratelli, la cui ricorrenza cade la domenica pià vicina al dieci di luglio. Il nome ricorda la celebrazione della festa dei Sette Fratelli Martiri, ed anche le sette cime al cospetto delle quali si cammina, a cavallo fra l e valli Antrona e Bognanco.
L'origine della processione è molto antica, e risale comunque prima della peste del 1640, alla quale la credenza comune l'attribuisce come voto di grazia e protezione.
L'appellativo autani è, molto probabilmente, una contrazione dialettale di litanie, cioè quelle preghiere ripetitive e cadenzate recitate e anche cantate, nel corso delle manifestazioni processionali.
Il De Maurizi, storico ossolano che fu anche parroco di Montescheno, scrive nel suo "Montescheno, profili storici": Questa processione, che riveste una certa reminescenza pagana, riesce però quasi sempre decorosa e devota, e pare sia stata istituita in epoca assai remota, per implorare l'aiuto divino contro i dnani della grandine.
Nel 1792, una lettera del prevosto vescovo di Novara recita: ... A questa processione concorre il nervo della brillante gioventù dell'uno e dell'altro sesso, munita di buona provvisione. ...Potrebbe essa considerarsi pericolosa per la gioventù attese le frequenti salite e discese, che debbonsi fare nel giro dei monti, nonostante tutte le precauzioni che si usa, col comandare alle donne che nelle salite tengano il luogo dopo gli uomini, e nel discendere precedano gli stessi uomini, per così procurare il più possibile modestia ed onesta.

Il povero parroco aveva come primaria preoccupazione che gli uomini non avessero mai occasione di poter scorgere le gambe delle proprie compagne, piuttosto che raccomandare la prudenza sugli impervi sentieri montai.
Ci si nascondeva anche la poca voglia del clero a compiere i lunghi percorsi in montagna: certamente la dura vita in quei secoli era già una quotidiana penitenza!






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